La “magia” di una serata in tatami con Alberto e Mario!

Siamo ripartiti, come tutte le precauzioni del caso certo, con tante limitazioni, ma pian piano le cose si stanno rimettendo in moto. Il tatami torna sempre più a popolarsi, sbuca anche qualche “faccia nuova”, tutto sembra riprendere finalmente il suo naturale corso.

Ed è forse anche per quella normalità che tanto ci è mancata in questi ultimi mesi che una serata in palestra come quella di ieri assume un significato forse ancora più forte, seppur l’idea di per sé rimanga “semplice”, quasi scontata per i legami che tengono salde le persone con cui hai vissuto un pezzo di vita e che resistono nonostante il tempo trascorso, nonostante la lontananza.

La nostra quotidianità di questi mesi è cambiata, è cambiata anche la quotidianità di Alberto Borin ma a dir il vero la sua già da un po’ più di tempo: appeso il judogi al chiodo ormai un paio di anni fa, ma solo per quel che riguarda l’aspetto agonistico, si è rimesso in gioco dall’altra parte della barricata come tecnico, per poi affrontare nuove avventure, sposarsi con Claudia e con lei condividere le cose belle della vita, la nascita di Alexander, una nuova esperienza lavorativa, affrontata con lo stesso atteggiamento che l’ha portato in carriera a togliersi diverse soddisfazioni. Un modo diretto e determinato di affrontare le cose, le sfide, le opportunità che lo ha condotto proprio in questi giorni di nuovo vicino a casa e che ieri lo ha riportato sul tatami di Udine assieme all’inseparabile papà Mario (anche lui judogi addosso!): una serata, quella di ieri, dove il “Boro” è riuscito a portare un clima di magia ed intensità, proponendo una progressione tecnica incalzante su De ashi e Okuri Ashi.

“La mia vita ora si divide tra famiglia, produzione di gin e viaggi per promuoverlo – ci ha raccontato Alberto – Sono di nuovo qui in Italia, un po' in vacanza e per lo più per la promozione di Upperhand (ndr il gin di sua produzione) nel mercato Italiano.

Il Judo rimane però sempre una grandissima passione: occasionalmente collaboro anche con la nazionale scozzese dove ho il piacere di rimanere a contatto con l'ambiente.

Per il resto questo sport rimane la mia filosofia di vita, obbiettivi, lavoro duro, tante sconfitte e poche vittorie che ripagano più di tutto. E questa è la stessa filosofia di Upperhand, se hai un obbiettivo e lo vuoi davvero combatti per quello, non ci sono scorciatoie, devi lavorare duro ed essere determinato e prima o poi prenderai il sopravvento (ndr in inglese Upperhand significa proprio prendere il sopravvento/avere la meglio).

Tornare qui a Udine, su un tatami sul quale ho versato tanto sudore, è sempre una emozione, soprattutto quando ricondividi quello stesso tatami con i tuoi "vecchi" compagni di squadra ora in veste di tecnici: sono sicuro che le nuove generazioni hanno validissimi esempi da seguire! Lo Yama Arashi è sempre stato una famiglia e sempre lo sarà. Un club fatto di grandi persone prima di tutto.  Alè!”

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