Nemmeno Sport e Salute è soddisfatta

Anche Sport e Salute non l’ha presa bene. Nessuna reazione ufficiale, ma la soluzione disegnata dalla bozza del Testo Unico, non ha fatto fare salti di gioia dall’altra parte del primo piano del Palazzo H, quello dove lavorano l’avvocato Vito Cozzoli, presidente-ad, e i suoi più stretti collaboratori. L’auspicio è un’approvazione con diverse modifiche. Nel rimescolarsi di prerogative e competenze, a rimetterci sembra proprio la società che ha rimpiazzato la vecchia Coni servizi. Con una sintonia tutta da costruire con il dipartimento sport del Ministero, di recentissima istituzione, che diventa il centro propulsivo di tutto il sistema. Inoltre, la bozza apre alla possibilità di una «rimodulazione» delle risorse, che invece in questo momento da legge è possibile solo in sede di «prima applicazione». Una «rimodulazione» che potrebbe cambiare in modo significativo la divisione della torta delle risorse fra Sport e Salute (368 sui 408 del minimo garantito da legge) e Coni (40).

“Pianta” e cifre

Coni che torna ad avere una sua pianta organica. Ora l’Ente si «avvale» di poco più di un centinaio di dipendenti di Sport e Salute. Con la nuova soluzione, questo legame salta: quei dipendenti diventano dipendenti Coni e basta, niente più contratto di servizio, una separazione totale. Insomma, il Coni per le sue competenze, farà da solo. Ed è molto probabile che non gli basteranno i 40 milioni dello stanziamento iniziale, e forse neanche le risorse umane immaginate (pensate, per esempio, alla gestione dei centri di preparazione olimpica, che rappresenteranno comunque un esame difficile sotto il profilo della sostenibilità).

Enti fuori dal Coni

Nelle 124 pagine della bozza ci sono tanti argomenti. Dalle tutele assicurative e previdenziali per i lavoratori sportivi alla storica svolta che consentirà l’arruolamento a pieno titolo degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e nei corpi civili dello Stato. Militari e corpi civili che entrano(e con diritto di voto) nel consiglio nazionale (due presenze) e nella giunta del Coni (una), da dove escono gli enti di promozione, riconosciuti dal Dipartimento. Nelle norme c’è anche il limite a un solo quadriennio del responsabile di Nado Italia (ora è il generale Leonardo Gallitelli), la struttura nazionale antidoping. Un tempo che potrebbe essere troppo ridotto per costruire.

Valerio Piccioni-La Gazzetta dello Sport sabato 11 luglio 2020

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