Italia divisa. Sì da 11 regioni, si rischia il caos

L’analisi. E adesso siamo a undici regioni. In mezza Italia si possono praticare gli sport di contatto, dal calcetto al beach volley, dal basket alle arti marziali, nell’altra mezza no. Un’altra situazione paradossale. Da una parte ci sono le regioni che hanno deciso che si può fare, seppure in un quadro di regole severo, dalla sanificazione dei palloni dopo ogni utilizzo alla misurazione della temperatura all’ingresso dei centri sportivi. Ieri a Sicilia, Puglia, Campania (dove il semaforo verde scatterà il 6 luglio), Abruzzo, Marche, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Liguria, si sono aggiunte Lazio e Toscana. Anche politicamente una bella miscela. Alla quale si iscriverà dal 10 luglio pure la Lombardia. Dall’altra, il no del Comitato Tecnico-Scientifico che ha fermato il via libera totale: il timore era che anche simbolicamente l’autorizzazione diventasse un rompete le righe sul distanziamento. Oggi o lunedì gli scienziati riaffronteranno la questione: il nuovo protocollo passerà l’esame? Anche il Governo è diviso. Su un verso il «pressing» di Spadafora, sull’altro la prudenza del ministro della Salute, Roberto Speranza. Che ha comunque inviato al Cts lo scorso 26 giugno le nuove linee guida delle regioni. Quelle su cui potrebbe arrivare oggi una risposta.

Movide sì, sport no?

Ma intanto lo sport scende in campo. E Malagò nella lunga giornata al Coni fra Giunta e Consiglio nazionale, dice: «Siamo con Spadafora anche se rispettiamo i paletti del Cts». Nel consiglio nazionale c’è anche l’intervento di Maurizio Casasco, il presidente della Federazione Medico-Sportiva: «D’accordo con Spadafora. La posizione del ministro della Salute è di eccessiva prudenza. Non si può pensare che ci siano le movide o le feste in piazza per le partite di calcio e poi non si possa tornare a fare sport. I nostri giovani rischiano l’obesità».

«Ordinanze valide»

Per il presidente del taekwondo, Angelo Cito, il quadro di riaperture così differenziato «sfiora il caos». La Federugby ha convocato la Nazionale per il 6 luglio a Parma (in Emilia non c’è ancora il via libera), ma gli azzurri osserveranno un rigido protocollo ed effettueranno i test sierologici. Malagò è perplesso sulla divisione fra regioni: «Molte società si chiedono, perché da una parte si può e a cento chilometri no?». Le ordinanze potrebbero presentare diversità interpretative. Ma i testi possono essere impugnati soltanto del Governo, ipotesi decisamente da escludere. Restano le due Italie. Divise da calcetto, judo e beach volley.

Valerio Piccioni - La Gazzetta dello Sport venerdì 3 luglio 2020

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