Malagò, scoppia il caso delle due lettere al Cio Coni e fulmini

Niente sottosegretari nel nuovo ministero dello Sport guidato da Vincenzo Spadafora. Potrebbe essere questa la non esaltante notizia della giornata (viste tutte le cose che ci sono da fare). Ma c’è un altro caso che scoppia di primissima mattina con la lettura di «Repubblica» che parla di una «richiesta» del presidente del Coni Giovanni Malagò di «punire» l’Italia per l’approvazione della legge delega sullo sport. Il riferimento è al contenuto della seconda lettera inviata dallo stesso Malagò a Losanna (a James MacLeod, responsabile per il Cio dei rapporti con i comitati olimpici nazionali) nei giorni del durissimo scontro sulle leggi delega, con il j’accuse di Malagò al Senato, a difesa dell’autonomia dello sport, e la successiva approvazione del testo, uno degli ultimi atti patrocinati dal vecchio governo Lega-5 Stelle.

La difesa del Cio

L’invio delle due lettere era noto, con tanto di risposta «preoccupata» del Cio, ma il contenuto di questa seconda missiva no. Quel «punite l’Italia» non viene confermato da chi quel testo l’ha letto in copia, gli altri membri Cio Ivo Ferriani e Franco Carraro, e soprattutto dal Cio, che con un portavoce risponde all’Ansa con una dichiarazione: «Non è vero che Malagò ha chiesto di punire l’Italia. La nostra posizione, molto chiara, è stata spiegata in una lettera già resa pubblica». Quella che chiede modifiche in 6 punti, su cui si tornerà a discutere col nuovo Governo. Il problema sta nell’interpretazione del riferimento che Malagò - questo sì, non è stato smentito - ha fatto nella lettera, citando le regole della Carta Olimpica che prevede le sanzioni per i Paesi che violano l’autonomia dello sport. Per il presidente del Coni è «un atto scontato, ovvio, trasparente, doveroso» perché «un membro del Cio risponde al Cio, non è l’Italia che lo esprime, ma il Cio che lo nomina. Se non avessi evidenziato situazioni normative che sono sotto gli occhi di tutti, da membro Cio sarei stato sanzionato, in modo anche grave. Ero obbligato a farlo». Ma questa sorta di autodenuncia con la citazione dell’articolo che, poi ripreso dal Cio, prevede dure sanzioni (fino alla sospensione del comitato olimpico nazionale), era così necessaria? Sì, dicono sostanzialmente al Coni, perché questo è il linguaggio e la prassi per un membro Cio, le sue «regole di ingaggio». Insomma, Malagò ha parlato con il «linguaggio» olimpico.

Lettere e scontro

Sul pericolo per i nostri atleti di andare a Tokyo senza bandiera, un’altra delle sanzioni ventilate, Malagò aveva usato toni molto enfatici rispetto a una maggiore prudenza di altri dirigenti internazionali, che avevano dato scarso credito a tale possibilità. Anche per tutto ciò, nel giro di pochi minuti, il presidente del Coni finisce sotto attacco. In realtà, il caso lettere finisce al centro del ring dove già si combatte da tempo. «Deve essere chiaro - dice— chi in questa vicenda è l’aggredito e chi l’aggressore». Ma lo scenario rispetto a un mese e mezzo fa è cambiato, quel governo non c’è più, e l’obiettivo di Malagò è Sport e Salute. E il suo dialogo con Assofederazioni «non aiuta». Le parti sono lontanissime: quadro che consiglia al neoministro Spadafora di evitare un debutto precipitoso e di prendere tempo per studiare la situazione.

di Elisabetta Esposito e Valerio Piccioni

Le reazioni

Politica spaccata. E con Binaghi un altro scontro

Di Battista chiede le dimissioni di Malagò, Pd e Forza Italia lo difendono, Federazioni sempre più divise

Scusate, ma non c’è stata la crisi di governo e il cambio di maggioranza? Il bum bum polemico di ieri sulle lettere di Malagò ha riproposto i vecchi schieramenti: 5 Stelle e Lega attaccano il presidente Coni, Pd e Forza Italia lo difendono.

«Alto tradimento»

Alessandro Di Battista dei 5S parla di «alto tradimento di Malagò nei confronti dello sport e degli sportivi, in qualsiasi Paese civile il governo pretenderebbe le dimissioni». Lo stesso auspicio del deputato leghista Guido Guidesi: «Malagò è il sistema che combattiamo». Per Simone Valente dei 5S «il comportamento di Malagò è di grave scorrettezza istituzionale».

«È stato coerente»

Per Andrea Rossi, deputato Pd, «la posizione di Malagò è coerente con quanto espresso più volte dal consiglio nazionale del Coni. Erano state evidenziate diverse criticità. Mi auguro che il neo ministro possa lavorare a una ricucitura fra i diversi attori istituzionali». Anche Renato Schifani di Forza Italia difende Malagò: «Ha manifestato le sue preoccupazioni. E non credo proprio che lo abbia fatto per la poltrona».

Il «match» con Binaghi

Il presidente del nuoto Paolo Barelli si dice «imbarazzato» e dichiara che «la questione va chiarita». Va all’attacco di Malagò il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi: «Le lettere? Sconvolgenti». E con il presidente del Coni lo scontro è totale. «Mi auguro che la Sport e Salute - rilancia Malagò - che sta parlando con Binaghi di fideiussioni per le Atp Finals, non sia la stessa che si sta occupando di contributi alle federazioni. Sarebbe un grave conflitto di interessi». La risposta: «Dire che Sabelli è bravo è conflitto di interessi?». Il mondo dello sport è spaccato. Franco Chimenti, presidente del golf, e Giuseppe Abbagnale, numero uno del canottaggio, solidarizzano con Malagò. Mentre altre federazioni hanno aperto il dialogo con Sport e Salute su diversi temi: ieri è stata la volta della scuola.

di Valerio Piccioni

La Gazzetta dello Sport - sabato 14 settembre 2019

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