Austria? No grazie! Gli atleti altoatesini e i due passaporti «Siamo italiani»

OSLO, NORWAY - MARCH 06: Dorothea Wierer of Italy celebrates after winning the silver medal in the women's 10km pursuit during day four of the IBU Biathlon World Championships at Medal Plaza on March 6, 2016 in Oslo, Norway. (Photo by Martin Rose/Bongarts/Getty Images)

Non è una semplice questione sportiva, anche se mancano meno di due mesi all’Olimpiade invernale e immaginare in futuro un’Italia senza il nerbo degli atleti altoatesini tra ghiaccio e neve mette i brividi, e non per il freddo. Ancora una volta, è la crisi dell’Europa e del suo senso di appartenenza comune a lasciar passare spifferi di nazionalismo che sembravamo esserci lasciati alle spalle con il secolo breve del Novecento.
PASSO INDIETRO? L’idea di concedere il passaporto austriaco agli abitanti dell’Alto Adige è parte integrante del programma di governo che mette insieme, a Vienna, i Popolari del primo ministro Kurz e il Partito Liberale (o meglio, della Libertà) di Strache, collocato per molti aspetti su posizioni di destra e ultranazionaliste, e trova sponda nella richiesta avanzata in tal senso qualche mese fa, attraverso una lettera ufficiale, da 19 consiglieri provinciali di Bolzano. Il criterio per ottenere il doppio passaporto sarebbe quello della dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico, che in Alto Adige è obbligatoria: stando all’ultimo censimento, sono 330.000 gli altoatesini germanofoni e 21.000 quelli ladini, mentre ne sarebbero esclusi i 170.000 di madre lingua italiana. Martedì, addirittura, un parlamentare della Fpoe (i liberali), Werner Neubauer, si era spinto a sostenere che la richiesta potrebbe diventare operativa già nel 2018 e che a quel punto gli atleti altoatesini avrebbero l’opportunità di scegliere l’Austria. Ieri, però, è stato lo stesso premier Kurz a raffreddare gli animi con un deciso passo indietro: «Si tratta di qualcosa che ovviamente intendiamo realizzare soltanto in stretta cooperazione con l’Italia e con il governo di Roma».
MALAGO’ E MESSNER Ma la valanga si è messa in moto, insieme alle reazioni tutte contrarie delle istituzioni, anche europee, e dello sport italiano, potenzialmente toccato nel vivo. Tanto che il presidente del Coni Malagò, a margine della consegna dei Collari d’oro, usa parole di fuoco: «Io mi occupo di sport e non di politica, ma personalmente devono passare sul mio cadavere prima che questo succeda. Da una parte impediscono a noi di avere una cittadinanza sportiva e la possibilità di qualificazione olimpica per atleti nati in Italia e che hanno studiato e sono cresciuti da noi, dall’altra vogliono quelli che sono italiani e che magari sono stati formati nelle nostre scuole di sport. C’è un limite a tutto». Malagò trova sponda in un simbolo dell’integrazione come Reinhold Messner: «Sono fiero di essere altoatesino con passaporto italiano, è solo propaganda politica». E un altro mito, Gustavo Thoeni, aggiunge: «Ormai siamo in Europa, non so che senso abbia».
LE REAZIONI Tra gli atleti, il sentimento è comune: Austria, no grazie. E anche se Zoeggeler non si esprime («E’ un argomento di cui non parlo volentieri. Qualsiasi parola si dica può creare solo polemiche»), Carolina Kostner, che dell’Italia è stata portabandiera a Torino, ha le idee chiare: «Non sono aggiornatissima sulla vicenda, ma quello che mi sento di dire è che l’Austria è una terra bellissima, ma io sono italiana e onorata di gareggiare per il mio paese». Come la Moelgg, che è ladina e non germanofona: «Faccio parte della nazionale italiana, non vedo perché dovrei cambiare». Più distaccati Dominik Paris e Peter Fill («Sono questioni politiche, non vogliamo commentare») e pure Innerhofer: «Mi sembrano discorsi inutili, escono sempre prima delle Olimpiadi. Ho da pensare ad altro,agli allenamenti e non alla politica». Tranchant Dorothea Wierer:«Noooo, per me viva l’Italia: io mi sento al cento per cento italiana. Molti pensano che noi altoatesini non ci sentiamo italiani. Macché». Tania Cagnotto, che ha studiato alle elementari e medie in lingua tedesca e al liceo in italiano, osserva: «Non parteciperei a un’Olimpiade da austriaca. Questo no, al massimo potrei accettare il doppio passaporto, ma se torno a gareggiare, lo farò sempre per l’Italia». Ma essendo di madre lingua italiana, la scelta per lei non si porrebbe neppure.
Riccardo Crivelli (La Gazzetta dello Sport - mercoledì 20 dicembre 2017)

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