‘L’umiltà aiuta a crescere’ Riflessione-analisi di Riccardo Caldarelli dopo l’aggiornamento di sabato a Pordenone

Udine, 25 settembre 2017. Riccardo Caldarelli è stato un ottimo agonista che, sul finire degli anni 70 e fino la metà degli 80, ha ottenuto anche riscontri a livello internazionale. Oggi, a 55 anni, è un eccellente Maestro, 6° dan, e da sei mesi assieme a Luigi Crescini e Maurizio Innella compone la commissione nazionale Insegnanti tecnici. In quest’ambito ed in questo breve periodo ha diretto cinque corsi d’aggiornamento, in Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia, ed altri li ha dovuti rifiutare per la concomitanze delle date. L’impegno, la chiarezza didattica ed espositiva, l’attenzione sul feedback della platea rendono gli interventi del Maestro Caldarelli sempre interessanti ed adeguati. A misura di un utente che deve aggiungere soltanto la sua passione. Al termine della lezione di sabato scorso a Pordenone, il Maestro Caldarelli ha condiviso alcune considerazioni sulle quali ci si è serenamente confrontati nell’ambito di un contesto qualificato. Questa la sintesi del ragionamento.
“Ultimamente ho girato parecchio, soprattutto per i corsi di aggiornamento per gli insegnanti tecnici potendo notare così che da parte di molti c'è una partecipazione attiva, seria, che dimostra il reale desiderio di continuare ad aggiornarsi, arricchirsi, progredire. E molto spesso lo si rileva anche da tecnici non particolarmente quotati, ma sempre appassionati ed entusiasti, e quindi positivi. Poi ci sono quelli, generalmente tecnici più esperti che intervengono e partecipano iniziando l’intervento con “Io, di solito da me faccio così, io spiego così...”. Talvolta per avere semplicemente una conferma, in altre occasioni purtroppo, per “mettersi in mostra”. Altri ancora, e per me sono i peggiori, quelli che sembrano totalmente disinteressati, come se la faccenda non li riguardasse. ‘Tanto il pass è stato timbrato e firmato ed i 30 o 40 allievi in palestra ci sono anche se non sento quel che si dice e non vedo quel che si fa’. Ecco! La mia considerazione finale è orientata proprio su quest’aspetto: l’umiltà. Io credo, sono convinto, che l’assenza di umiltà sia una brutta bestia fra i tecnici, al pari della mancanza di motivazione. Come posso motivare i miei allievi se io non sono motivato? Cosa deve pensare il mio allievo che mi vede sdraiato a chiacchierare durante la spiegazione del responsabile dell’aggiornamento? Oppure se mi vede in coda per ritirare la licenza e scappare a pranzo, piuttosto che stare sul tatami a guardare, rubare, scrivere, chiedere? Nell’appuntamento di sabato scorso in Friuli, realtà a me molto vicina e che stimo molto per qualità e quantità di lavoro che si produce, ho notato grande interesse ed attenzione nella parte riservata ai tecnici, ma scarsa partecipazione nell’interazione pratica con i ragazzi durante l’allenamento successivo, quando si voleva verificare l’applicazione del concetto ‘uke non deve disinteressarsi perché: tanto tocca a tori’. Questa contraddizione, lo ammetto, mi ha spiazzato. In particolare perché a commettere l’errore, o se preferite la distrazione, sono stati soprattutto tecnici giovani e sconosciuti, quelli che più dovrebbero distinguersi per entusiasmo, freschezza e voglia di imparare. È molto bello per esempio, vedere ad un corso di aggiornamento un certo maestro, Giancarlo Peloso, 81 anni, ottavo dan, provare fisicamente quanto proposto, o Raffaele Toniolo, responsabile nazionale già direttore tecnico, armarsi di umiltà e lavorare come un aspirante allenatore alle prime armi. Penso sia molto triste, e non personalmente, ma per il judo, vedere un primo dan che fa più attenzione all’orologio che alla spiegazione, o che assiste assente, pollici in cintura ed aria di superiorità. La riflessione conclusiva è questa: se sono all’incirca un migliaio i tecnici con i quali mi sono incontrato in questi ultimi mesi e, per la serietà e per l’attenzione mi sono complimentato con 6 o 700, diciamo che l’obiettivo da condividere per un reale progresso judoistico sarebbe quello di potersi complimentare con tutti e mille”.

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