Il vaccino Oxford-Pomezia «Forte risposta antivirus»

«Se i test di fase 3 sul nostro candidato vaccino ci daranno i risultati sperati, è possibile ipotizzare che già entro fine anno (c’è chi parla di ottobre, ndr) avremo le prime dosi destinate alle categorie più a rischio». Così Piero Di Lorenzo presidente e a.d. della Irbm, l’azienda di Pomezia (Roma) che collabora al vaccino dell’Università di Oxford. La prima fase dei test clinici, condotti su 1.077 volontari adulti sani, ha rivelato come questo vaccino sia capace di indurre una «robusta risposta immunitaria in tutti i partecipanti della sperimentazione»: i risultati - promettenti ma preliminari - sono stati pubblicati sulla rivista britannica Lancet.

Il sacrificio dei medici

I ricercatori sottolineano come la risposta immunitaria «potrebbe essere anche più forte dopo una seconda dose». Astrazeneca, la casa farmaceutica che produrrà e distribuirà il vaccino, stima che il prodotto avrà un effetto per 1-2 anni. Le concentrazioni di cellule T, che coordinano il sistema immunitario e sono in grado di identificare quali cellule siano state infettate e distruggerle, hanno raggiunto il picco 14 giorni dopo la vaccinazione dei volontari e i livelli di anticorpi dopo 28 giorni.

La risposta immunitaria risultava ancora presente fino a 56 giorni dalla somministrazione. Ma su questo fronte buone notizie arrivano anche dalla Cina, dove uno studio di fase 2 su un altro vaccino conferma che il prodotto è efficace. La sfida è anche politica e finanziaria: il governo britannico ha chiuso un accordo con Pfizer/BionTech (incaricate di produrre un eventuale vaccino d’origine “genetica”) e Valneva per la fornitura totale di 90 milioni di dosi. Intanto cala ancora il numero dei nuovi casi in Italia, ieri 190 (su 24.253 tamponi testati).

Tredici le vittime. Poco più di 12.400 i malati attuali. «Il pericolo di nuove chiusure c’è, il rischio zero non esiste», avverte il ministro della Salute Speranza. E sono diventati 174 i medici che hanno perso la vita: l’ultimo è Pierluigi Cecchi, pediatra. Con oltre 14,5 milioni di casi nel mondo, l’Oms guarda intanto con preoccupazione all’India e all’Africa. In Europa, fari puntati sulla Spagna - dove nuovi focolai si registrano anche in altre regioni del Paese, non solo in Catalogna - e sulla Francia (mascherine da ieri obbligatorie nei luoghi pubblici chiusi).

«Dobbiamo supportare la ricerca e accelerare con il vaccino ma dobbiamo anche salvare vite ora, utilizzando gli strumenti che abbiamo», sintetizzano i vertici dell’Oms.

al.mo.-La Gazzetta dello Sport martedì 21 luglio 2020

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