Non siamo pronti e così torna la paura

Non siamo pronti. Forse è questo tutto quello che si può dire su quello che ci è successo. Non eravamo, e non siamo, pronti. Certo, di fronte a una pandemia, di fronte a un mondo sconvolto da un giorno all'altro, chi mai lo sarebbe stato?

Ma io non parlo di quello. Parlo della nostra incapacità a modificare le nostre abitudini. Parlo della difficoltà immane che ci costa anche solo immaginare di fare dei passi indietro, di tornare a chiudere, eppure al tempo stesso la facilità con cui sembriamo voler fare di tutto affinché si torni indietro.

Una storia, una su tutte: durante la Seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti, quando era l'imbrunire gli abitanti delle città americane lungo la costa orientale spegnevano le luci.

Non c'era un pericolo immediato: lo scopo dell'oscuramento era impedire ai sommergibili tedeschi di sfruttare la retroilluminazione urbana per individuare e affondare le navi in uscita dai porti. Un piccolo sacrificio, una cosa da niente, ma tutti sentivano di fare la loro parte.

E così in mille altri modi in tutti gli altri paesi. E adesso? E noi? Ci devono obbligare, se no ciao. Ci devono mandare davvero i carabinieri col lanciafiamme, se no assembramenti, assembramenti ovunque, mascherine messe sotto il mento, o penzolanti dall'orecchio, o in modo molto più originale in tasca.

Come se non fosse successo niente, come se non fossimo appena usciti da un incubo di vite blindate in casa ed economia bloccata. È come se fossimo assuefatti al tipo di vita che facevamo prima: non riusciamo neanche a tollerare che qualcuno ci dica di temporeggiare, di procrastinarne il ritorno, se no scendiamo in piazza, presi da una reattanza generale che ci fa dire "Io sono libero! Nessuno mi deve dire cosa posso o non posso fare!".

D'accordo: non tutti. Ma di sicuro tanti. Troppi. Tanto che se non ci fosse il caldo a rallentare la corsa di quel virus infame, i nuovi focolai che stanno apparendo si diffonderebbero in un attimo, e in un attimo ci dovremmo di nuovo rinchiudere in casa.

Sarebbe affascinante capire perché funzioniamo così, ma forse la risposta è proprio in quella storia degli americani: forse è la grande paura del ritorno del buio, che non ci fa più spegnere la luce.

Enrico Galiano (Messaggero Veneto, domenica 5 luglio 2020)

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