La lezione del “caso Djokovid”: serve prudenza, lo show può aspettare

Nelle ultime settimane anche questo piccolo spazio del sabato ospitato nelle pagine sportive del giornale si era illuso di poter tornare a parlare solo di sport, giocando con un mezzo sorriso sulle profezie di una Palla di Cristallo e la sua capacità di "leggere" il futuro.

Dopo mesi di astinenze ed attese, ci eravamo appunto illusi di poter dimenticare in fretta la parola "virus" sostituendola con partecipazione, festa, tifo, agonismo e soprattutto, normalità. Niente da fare, passo indietro. Come nel gioco dell'oca, si riparte dal "via"!

Il tennis, sport che non prevede alcuna forma di contatto fisico, si era proposto per primo ai nastri della ripartenza. Tanto per chi lo pratica, dai professionisti del circuito, quanto agli amatori di ogni età, compresi quelli con pancetta ed occhiali. Ed invece - paradossi della pandemia - a farci ritornare al punto di partenza chi ci ha pensato?

Niente meno che il numero uno del Barnum tennistico, mister Novak Djokovic, prontamente ribattezzato Novax Djokovid, anche e soprattutto per le sue teorie anti-vaccino pubblicamente espresse proprio nei giorni dell'esplosione del virus.

Le immagini delle arene gremite a Belgrado e Zara nel torneo da lui promosso all'insegna del no-mascherine, abbracciamoci tutti e poi festeggiamo in discoteca, lo hanno messo ora sul banco degli imputati: criticato dai suoi colleghi, inviso ai vertici dell'ATP, non proprio amato dai cuginetti croati che indicano ora tra i colpevoli della risalita dei contagi in patria, proprio serbi e bosniaci.

E forse qui il tennis c'entra sino ad un certo punto!Una brutta botta, non solo per questo sport, proprio quando il circuito stava per riaccendere i motori tra innovativi tornei esibizione ed il sogno di vedere a settembre gli Internazionali d'Italia al Foro con un po' di pubblico sugli spalti.

Per non parlare del fatto che adesso la rinnovata allerta rischia di mettere in ginocchio l'estate turistica lungo le coste adriatiche, più di quanto già paventato. Ogni riferimento alle preoccupazioni dei diportisti di casa nostra è puramente voluto!

D'altro canto, che lo sport-spettacolo fosse da sempre indicato come motivo d'allarme e preoccupazione per il diffondersi dell'epidemia era risaputo e purtroppo confermato dai fatti. Tutti noi abbiamo ancora negli occhi due partite come Atalanta-Valencia a San Siro e Liverpool-Atletico Madrid in Inghilterra, giocate davanti a 50mila spettatori in piena esplosione endemica.

Così come molti solo adesso riconoscono che il focolaio Marche nel nostro paese avesse più di qualche correlazione con le Finals della coppa Italia di basket in quel di Pesaro a metà febbraio, con 7000 spettatori a sera provenienti da otto diverse zone della penisola ad alitarsi addosso in un'arena coperta!

E adesso, mentre il calcio ha capito che se vuole finire la stagione deve farlo con la massima attenzione e con la morte nel cuore la più grande maratona al mondo, quella di New York, dà appuntamento all'autunno del 2021, ecco che un personaggio, per altro crediamo intelligente oltre che simpatico come mister Djokovid, rischia di minare se non far saltare il sempre più faticoso ritorno alla normalità.

Insegnamenti? Purtroppo la bestia non è stata ancora abbattuta e prima di tornare a parlare e scherzare con leggerezza su scudetti, partite, tifo, gol e canestri, dovremo aspettare medicine e vaccini, convivendo prudentemente con chi continua a prendersi la scena da inizio anno. Il signor corona-virus.

Solo dopo, sarà tutto come prima. Anzi, permetteteci di sperare, un po' meglio!

Giovanni Marzini - Il Piccolo, sabato 27 giugno 2020

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