Quando la tempesta sarà finita… (6)

Cosa sarà, cantava Lucio Dalla. Chi se lo ricorda? Cosa sarà, che ti spinge a comprare di tutto, anche se è di niente che hai bisogno, cosa sarà… Ebbene, il grande cantautore bolognese, ormai da otto anni non c’è più, ma il ritornello di ‘Cosa sarà’ sembra essere diventato il sottofondo musicale di questi mesi anomali. Provare ad immaginare un futuro diverso da quello che ci siamo lasciati alle spalle è possibile?

La domanda che abbiamo posto ai più giovani è questa: “Prova ad immaginare come si trasformerebbe il judo in assenza di contatto e descrivi con poche frasi la tua proposta…” e queste alcune delle risposte.

Eva: “Il judo senza contatto sarebbe stranissimo, pensando al judo senza contatto mi immagino delle persone volanti ? una cosa un po’ folle, oppure mi immagino tutto basato sulla simulazione... Assurdo, una cosa fuori dal comune...”.

Margherita: “Il judo in assenza di contatto? Secondo me non esiste. In questo momento però mi tocca fantasticare un po' e l'unica cosa che mi viene in mente è quella di un judo fatto visualizzando le tecniche, i passaggi, e persino le situazioni di randori (ovviamente super concentrati)!”

Lorenzo: “In questo periodo così anomalo e particolare il fatto di poter immaginare il judo senza contatto fisico mi riesce davvero difficile. Penso di aver scelto il judo proprio per il contatto che posso avere con il mio avversario, quel contatto e quei gesti attraverso i quali si sente l’energia, il sacrificio, la forza, la rabbia, che ci si scambia durante l’allenamento, ma soprattutto combattimento. La mia immaginazione ora come ora non riesce ad andare oltre ad un semplice allenamento che si può fare su determinate tecniche magari con l’aiuto di elastici piuttosto che delle cinture, piuttosto che dei fantocci creati che ti facciano da uke, ma il Judo senza contatto… quello no… la mia immaginazione non riesce ad arrivare fino a lì! Quello che riesco a fare è sentire dentro di me la speranza che un giorno, non troppo lontano, io possa ricominciare a sentire quella forza, quell’energia, quella rabbia, quel sentimento che ci univa me e miei compagni durante il combattimento… Quella che per me è vita!”

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