Malagò:«In quattro righe ucciso il Coni», Giorgetti: «Per le federazioni non cambia nulla»

Il botta e risposta continua. «In quattro righe di Finanziaria è stato ucciso oggettivamente il Coni», dice il suo presidente Giovanni Malagò. «Tutto surreale. Lo sport non vive né grazie al Coni né al Governo, ma grazie a tanti volontari e animatori sportivi. Il Coni organizzerà la preparazione olimpica e lo sport di alto livello in assoluta autonomia», risponde il sottosegretario vigilante Giancarlo Giorgetti a «Zapping» su Radio 1. Insomma, le parti sono sempre molto lontane. Anche se sicuramente ci si rivedrà la prossima settimana.
FEDERAZIONI CONTESE Ci si è scontrati anche sull’interpretazione del voto in Consiglio nazionale. Malagò ha parlato di un «mandato clamoroso» che gli è stato affidato per trattare. «Diverse federazioni vedono in modo neutro o addirittura favorevole la nostra riforma», ha invece sostenuto Giorgetti. E al conduttore radiofonico che gli ricordava l’unanimità sfiorata con un solo voto contrario, ha citato con malizia le assenze dei presidenti di basket, tennis, nuoto, calcio e rugby. D’altronde Giorgetti continua a dire che «per le federazioni non cambierà niente», citando addirittura la cifra di 300 milioni di contributi (in realtà nella legge si parla di 260, ma il sottosegretario è convinto che si innescherà un percorso «virtuoso» per nuove risorse).
STRATEGIE Ieri Malagò ha presentato «Coni Ragazzi», una delle iniziative sociali più note introdotte dalla sua gestione: 2000 ragazzi di zone disagiate, soprattutto al centro e al sud, che saranno aiutati a praticare lo sport anche con piccoli interventi sull’impiantistica a Roma e a Napoli. «Il prossimo anno non ci sarà più Coni ragazzi, ma Sport e Salute e ragazzi, direte voi cosa sarà meglio», ha ironizzato con orgoglio. Su una cosa il presidente del Coni ha fatto centro alzando i toni: ora lo scenario dello scontro Coni-Governo è davvero illuminato a giorno, da giovedì la vicenda è entrata in modo dirompente sui media, social network compresi. Un modo per spostare il cuore della trattativa: dalla mediazione comma per comma alla richiesta esplicita di un rinvio: «Non si capisce perché questa norma che entra in vigore nel 2020 si debba fare per forza nella legge di Bilancio del 2018». Una posizione che cerca di farsi forte dei dubbi giuridici sulla possibilità di inserire una riforma «ordinamentale» in una legge di Bilancio. Ma questa strategia è anche un rischio, perché restringe lo spazio, temporale e politico, per la trattativa sui contenuti.
CAMBIA IL NOME Intanto Sport e Salute S.p.A., il nome della nuova società che secondo la riforma dovrebbe occupare il centro del sistema sportivo, rischia di andare in pensione senza aver lavorato nemmeno un giorno: la commissione Affari Sociali propone, per evitare sovrapposizioni con il ministero della Salute, di scegliere il nome Sport e Benessere. La proposta dovrebbe essere accolta: in questo contesto il nome sembra l’ultimo dei problemi.
Valerio Piccioni - La Gazzetta dello Sport di sabato 17 novembre 2018

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