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La legge sui mandati ora rischia di decadere

Dopo tanta fatica, il disegno di legge sul limite dei mandati del Coni e delle federazioni sportive rischia di cadere ad un metro dal traguardo. Approvato dalla Camera il 19 settembre (con 261 sì, 62 no e 63 astenuti), licenziato dalla Commissione cultura del Senato presieduta dal Pd Marcucci il 18 ottobre scorso, forte di un accordo blindato Pd-Forza Italia (solo il M5S si era opposto), il testo – che limita a tre mandati la carriera di un dirigente sportivo, presidente del Coni compreso – aspettava una chiamata in aula per l’approvazione definitiva mai arrivata. Ma il guaio più grosso è che ora, nell’affollamento di provvedimenti da prendere prima che termini la legislatura, quello sui mandati non è stato nemmeno inserito nel calendario dei lavori sino al 22 dicembre, e quindi corre il rischio di decadere se le Camere fossero sciolte a fine anno o nei primi giorni di gennaio. Per la legge sui mandati significherebbe dover ripartire da zero nella prossima legislatura, trovare nuove maggioranze, rimettere in discussione l’equilibrio faticosamente raggiunto in anni di trattative. I presidenti delle federazioni, che oggi non hanno limiti, stapperebbero una bottiglia. Ma per Giovanni Malagò, invece, significherebbe tornare nella prospettiva dei due mandati, quindi di dover lasciare il Coni al termine di questo quadriennio olimpico.
La situazione, comunque, è ancora recuperabile. Il ministro per lo Sport Luca Lotti, che tanto ha lavorato per arrivare a questo punto e che continua a considerare questa legge uno degli obiettivi principali del suo mandato, non molla la presa. Anzi, resta convinto di portarla a casa entro la fine di questa legislatura. A bordo di quale vettore, ancora non è chiaro, ma i tecnici ci stanno lavorando: c’è tempo per inserirla con una calendarizzazione forzata o in un emendamento parlamentare alla legge di bilancio (ipotesi più probabile), che alla fine paradossalmente potrebbe rivelarsi una corsia preferenziale su cui evitare il traffico di fine legislatura. Oppure, ma al momento è l’ipotesi meno probabile, con nuove elezioni fissate non a marzo, ma ad aprile, ci sarebbe tutto gennaio per approvare la legge.
Vedremo nei prossimi giorni se e quale strada imboccherà il disegno di legge. Certo è che se dovesse naufragare, il sospetto che sia rimasto vittima di giochi politici verrebbe. Con tutte le riflessioni (amare) del caso.
Alessandro Catapano (La Gazzetta dello Sport – giovedì, 7 dicembre 2017)

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