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Domani e venerdì appuntamento con Julien

L’appuntamento con Julien Brulard è giovedì 26 dalle 18:30 alle 20:00, sul tatami con cadetti, junior e senior, venerdì 27 invece focus sugli esordienti A e B (ammessi 2015 e più vecchi) dalle 18:00 alle 20:00.

Chi è Julien Brulard?

Negli ultimi quattro anni Julien Brulard sta vivendo una vita unica nel mondo del judo. Conosciuto come il “Judo Nomad”, ha viaggiato in tutto il mondo per condividere la sua passione, sostenuto lungo il percorso dalla Federazione Internazionale Judo. Tra la Mongolia e la Francia si è fermato solo poche ore a Sofia per assistere agli OTP Group Cadet World Championships 2025, una breve tappa che gli ha offerto l’occasione ideale per riflettere su quanto lontano lo abbia portato il suo viaggio.

I cadetti, i campioni di domani
“È sempre interessante guardare i cadetti. Sono il futuro del judo”, dice Julien con un sorriso, seguendo con lo sguardo la nuova generazione sul tatami. Cita una statistica impressionante: gli junior che già combattono nei Grand Slam hanno molte più possibilità di entrare nell’élite mondiale. “E prima degli junior ci sono i cadetti”, insiste. Allenarli è ciò che più lo entusiasma. “I senior sanno già cosa vogliono. I cadetti stanno ancora sognando. Puoi offrire loro cose nuove. Sono aperti, curiosi, pieni di ambizione.”

Quattro anni, cinquanta Paesi
Il 2 agosto Julien ha celebrato in silenzio un traguardo: quattro anni da quando è partito per il suo viaggio come Judo Nomad. La Mongolia, dove si trovava subito prima di Sofia, è stato il cinquantesimo Paese della lista. “Quattro anni sono tanto tempo”, ammette. “Sento il bisogno di una piccola pausa dalle destinazioni più lontane, per godermi un po’ di tempo con la mia famiglia e finire di esplorare l’Europa, dove il judo è già così forte.” Gli restano ancora una quindicina di Paesi europei in agenda. Intende visitarli a tappe, tornando di volta in volta in Francia per riposare e ricaricarsi.

Una famiglia universale
Se c’è una lezione che emerge su tutte è questa: il judo non conosce davvero confini. “L’idea che avevo, cioè che il judo sia una grande famiglia, si è rivelata assolutamente vera”, racconta. “Ovunque vada, le porte sono spalancate; è qualcosa di eccezionale. Il judo è più universale di qualunque altra arte marziale.”
Dall’Asia alle isole del Pacifico, dall’Europa agli angoli più sconosciuti del globo, Julien ha incontrato judoka appassionati ovunque. “Pensavo che in certi posti, come per esempio il Bangladesh, il judo non esistesse, ma mi sbagliavo. Ci sono entusiasti in ogni angolo del mondo.”

Momenti indimenticabili
Guardando indietro, l’elenco dei momenti salienti sembra infinito:

  • I Giochi Olimpici di Parigi, che definisce il “punto più alto” del suo progetto, gli hanno dato la possibilità di allenare sul palcoscenico più prestigioso dello sport.
  • I Mini‑Games a Palau, nel Pacifico, dove nonostante le risorse limitate il senso di cameratismo e solidarietà tra le squadre è stato indimenticabile.
  • Il periodo trascorso al Kodokan in Giappone, arricchito dall’incontro con il leggendario maestro Uemura: “È stato un onore condividere momenti con un uomo così eccezionale.”
  • I suoi viaggi in Cina, dove è rimasto stupito dalla scala e dall’energia di questo sport: “Lì il judo è molto sviluppato. Nelle accademie sono stato accolto come un re.

Cosa riserva il futuro
Il percorso nomade di Julien è tutt’altro che finito. Nei prossimi mesi si metterà in contatto con la European Judo Union e lancerà nuovi seminari pensati per mettere in rete club e federazioni. Guardando ancora più avanti, è previsto che si unisca a Vanuatu ai Commonwealth Games 2026. “All’inizio pensavo di viaggiare per me stesso”, riflette. “Ora vedo che va ben oltre questo. Questo progetto aiuta davvero le federazioni che visito ed è ciò che mi rende più orgoglioso di tutto.”

(Nicolas Messner-7 agosto 2025)

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