Djokovic sfida Covid e perde

Non c’è finale di Slam persa che tenga. Questa è la sconfitta più bruciante della carriera. Novak Djokovic è riuscito in un colpo solo a offuscare pesantemente la propria immagine assestando un fendente al mondo del tennis che, faticosamente, sta cercando di raccogliere i cocci provocati dal coronavirus per ripartire. L’idea di organizzare un torneo tra Serbia, Croazia e Bosnia a scopo benefico era senz’altro meritoria, ma in questa fase della pandemia voleva dire prendersi un rischio davvero elevato. Ecco perché ci saremmo aspettati quanto meno robuste misure di prevenzione sanitaria. Mascherine, distanziamento tra gli spettatori e tutti quegli accorgimenti che sono diventati per noi il pane quotidiano. Insomma, doveva essere un banco di prova di come il tennis professionistico sarà costretto ad andare avanti nei prossimi mesi.

Invece nulla di tutto ciò è stato fatto. Anzi, spalti gremiti, selfie tra giocatori e tifosi, addirittura una festa in discoteca le cui immagini postate sulla rete avevano già fatto presagire il peggio. Risultato: Nole, la moglie e altri tre tennisti positivi al coronavirus. Un conto salato, frutto di una gestione sciagurata dell’evento. Djokovic ha messo il petto davanti alle critiche parlando della buonafede che ha animato l’iniziativa. Cosa della quale non dubitiamo conoscendo la sua generosità che s’era manifestata durante la fase acuta dell’epidemia anche con le donazioni a due ospedali lombardi. Ma essere superman sul campo non vuole dire poter sfidare la natura in modo così sfacciato mettendo a rischio la propria salute e soprattutto quella di tante altre persone. Come ha fatto il serbo, convinto no-vax, a sottovalutare questa situazione? Impossibile non leggere dentro la vicenda una buona dose di egocentrismo e presunzione che stavolta l’ha tradito. Il paradosso è che il tennis è uno degli sport più al riparo dal coronavirus, vista la distanza che c’è in campo tra i due giocatori. Djokovic è riuscito a coprirlo con un’ombra negativa che proprio non meritava.

Gianni Valenti - La Gazzetta dello Sport, mercoledì 24 giugno 2020

L'ira di Gaudenzi e Murray: «Non ripartiamo se tutti fanno ciò che vogliono»

Tradito da uno di famiglia. Deve essersi sentito così, Andrea Gaudenzi, il presidente dell’Atp, quando è deflagrato il bubbone dell’Adria Cup, culminato nella clamorosa positività di Novak Djokovic, che dell’esibizione nei Balcani è stato il simbolo e l’animatore.

La critica

Nole non soltanto ha preparato il terreno alla nomina dell’ex azzurro, oggi apprezzato manager, con la sua battaglia per un’Atp più vicina ai tennisti, ma siede anche al fianco di Gaudenzi nel Consiglio come rappresentante dei giocatori. E in aggiunta è il numero uno del mondo, quindi una sorta di istituzione. Per l’Associazione il danno d’immagine è enorme, proprio nel momento in cui si stanno definendo con enormi sforzi i dettagli per una difficile ripartenza. La critica del presidente non è aggressiva, ma arriva dritta al punto: «È un po’ come quando dici ai tuoi figli che cercano di imparare ad andare in bicicletta che devono indossare il casco. E loro dicono “no, no e no”. Poi vanno in bici, cadono e mettono il casco. Ora sappiamo tutti che il virus può essere contratto molto facilmente, quindi staremo ancora più attenti e forse avremo un po’ più di tolleranza verso la bolla (cioè la decisione di far giocare il Masters 1000 di Cincinnati a New York come prova degli Us Open, così da tenere i giocatori per tre settimane nello stesso luogo con maggiori possibilità di controllo sanitario, ndr). Ovviamente dispiace per i giocatori, vogliamo che si riprendano il prima possibile. Dobbiamo stare tutti attenti ed essere consapevoli che, anche con misure estreme, potrebbero esserci delle positività. Corriamo tutti il rischio».

L’ira del “gemello”

A sferzare Djokovic provvede anche Andy Murray, tornato in campo proprio ieri, che del serbo è sempre stato considerato il gemello agonistico per i comuni natali nel mese di maggio del 1987 ad appena 7 giorni di distanza: «Ho sempre avuto un bel rapporto con Nole, ma quanto accaduto in questi giorni non ha dato una bella immagine del tennis. È importante che gli atleti di rilevanza mondiale mostrino di prendere molto sul serio quanto sta accadendo, rispettando le misure di distanziamento sociale. Io e il mio fisioterapista durante le sedute utilizziamo le mascherine per ridurre il rischio. Spero che si possa trarre insegnamento da quanto accaduto all’Adria Tour anche perché il circuito farebbe fatica a ripartire se ogni settimana dovessimo avere problemi con i tennisti che si sentono di fare ciò che vogliono, senza particolari attenzioni». Ovviamente, non poteva mancare un tweet corrosivo di Kyrgios, che già aveva definito un’idiozia organizzare l’esibizione: «Oh, boy», ha postato non appena ha saputo della positività di Djokovic. Aggiungendo ancor più caustico: «Non chiamatemi più irresponsabile e non giudicate stupidi alcuni miei comportamenti, perché questa le ha superate tutte». Come dargli torto.

Riccardo Crivelli - La Gazzetta dello Sport, mercoledì 24 giugno 2020

I commenti sono chiusi