Dopo il boicottaggio di cinque Paesi il Giappone annuncia: Giochi rinviati

Prima del Cio, ad arrendersi è stato il governo giapponese. I Giochi di Tokyo non inizieranno il 24 luglio, una decisione presa ieri dal Primo ministro Shinzo Abe coinvolgendo il parlamento. Quando si potrà gareggiare non lo sa neanche il Comitato olimpico internazionale, che aveva preventivamente aperto domenica a uno slittamento, conoscendo evidentemente le intenzioni del Paese ospitante. Anche la prospettiva di rinviarle di un mese perde terreno: resta l’idea di ottobre, ma è prematuro dire se basteranno sei mesi per garantire a tutti gli atleti le stesse condizioni di allenamento. Edettaglio non trascurabile -alla Wada la possibilità di garantire i controlli antidoping.

I test impossibili

Un documento pubblicato lo scorso 20 marzo dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping, fa luce su questo aspetto: «I test continueranno solo dove opportuno e possibile». Una resa necessaria di fronte all’infuriare della pandemia, ma inaccettabile a pochi mesi da Tokyo. Il rischio di ritrovarsi con un’Olimpiade zeppa di risultati falsati dalla mancanza di un sistema credibile e capillare di test ha spinto diversi comitati olimpici e diverse federazioni mondiali a mettere in guardia il Cio. La Wada non ha potuto che ricordare «l’esistenza del passaporto biologico», uno strumento utile per valutare la credibilità dei valori fisiologici di un atleta nel lungo periodo, meno efficace però se condizionato da un buco di mesi di mancati controlli. In più, resta ancora in bilico la posizione della Russia, bandita per quattro anni dalle competizioni internazionali per doping di stato, ma ancora in attesa di conoscere l’esito del proprio ricorso al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna. Ancora a causa del coronavirus, l’udienza, fissata per fine aprile, è slittata sicuramente oltre il 2 giugno. Ieri, forse nel tentativo maldestro di attirarsi la benevolenza del Cio, il Comitato olimpico di Mosca ha qualificato come «inaccettabile qualsiasi tentativo di esercitare pressioni sugli organizzatori dei Giochi». Un’uscita isolata, e ormai fuori tempo massimo.

Avanza l’ipotesi 2021

La trattativa legale sulla nuova data di inizio è in corso da giorni ma ha prodotto finora alternative che hanno lo stesso comune denominatore: non soddisfare pienamente né le tv, né gli sponsor né – soprattutto – le federazioni internazionali. Che ieri in massa hanno minacciato di non mandare i propri atleti. Per questo la prospettiva di un rinvio all’estate 2021 ora inizia ad assumere contorni più realistici. A questo scenario allude anche il membro Cio canadese Dick Pound. Il Canada è anche tra i Paesi che ieri ha avvertito che non invierà i propri atleti a Tokyo, spingendo per il rinvio dei Giochi di un anno. Seguito poi da Germania, Francia, Polonia e Australia, che s’è limitata a dire che non avrebbe inviato i propri atleti “in estate”. Dietro la posizione di alcuni Comitati olimpici una forte idiosincrasia verso il n.1 del Cio Bach, anche a causa dell’assegnazione a Milano-Cortina dei Giochi invernali del 2026.

In autunno senza la Nba

Lo slittamento di un anno è diventato una prospettiva concreta dopo l’apertura della Federazione dell’atletica internazionale a posticipare all’autunno 2021 i propri Mondiali. E il nuoto potrebbe allinearsi. Anche perché l’idea del Cio di rinviare i Giochi all’autunno 2020 priverebbe le Olimpiadi di alcune stelle: i campioni del basket Usa, impegnati nell’Nba sin da ottobre, quelli del calcio – che avrà iniziato campionati e Champions – e del tennis, tra Roland Garros (finirà il 4 ottobre) e il Master 1000 di Shanghai (inizierà l’11). Tornei indispensabili per le casse degli atleti e delle federazioni e che rischierebbero di determinare un’Olimpiade a metà.

Cosimo Cito e Matteo Pinci - La Repubblica martedì 24 marzo 2020

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