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La legge della discordia. Il Cio: «Vediamoci presto»

«Vediamoci». Il Cio si è fatto di nuovo vivo sul tema della legge delega sullo sport approvata dal Parlamento mercoledì in forma definitiva. In una nota da Losanna, che riprende anche i contenuti di una seconda lettera a Giovanni Malagò, si «ribadisce la proposta di organizzare un vertice» con il Coni e il governo italiano a settembre per «trovare una soluzione reciprocamente accettabile» dopo aver constatato che «alcuni problemi specifici non potevano essere presi in considerazione in questa fase». Il finale è in qualche modo un appello: «Come al solito in queste circostanze, il Cio conta sulla collaborazione di tutte le parti interessate per risolvere la situazione attuale in maniera amichevole nell’interesse del movimento olimpico in Italia».

Riordino o supporto?

Le sei criticità restano comunque in tavola. Il punto chiave si chiama «autodeterminazione» del Coni. È la frontiera a rischio, lo snodo più delicato, la possibilità che quella parola, «riordino», diventi il cavallo di Troia dell’invasione di campo della politica. Il Cio chiede di passare da «riordino del Coni» a «supporto alle attività del Coni».Per il Governo, invece, quel «riordino» rappresenta solo una divisione di compiti già sancita dalla legge di Stabilità, senza violare la Carta Olimpica.

Coni per tutti

Ma quali sono le prerogative Coni? Dove si fermano? Leggendo la legge alla «preparazione olimpica». Questo per il Cio non va. Primo perché quest’area va «determinata insieme». Secondo perché la Carta Olimpica parla esplicitamente, nella missione dei comitati olimpici nazionali, di «incoraggiare lo sport di alto livello come lo sport per tutti». Il secondo pezzo manca. Anche se il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha più volte precisato che «il Coni fa le politiche sportive», una frase che evidentemente – questo dicono i sostenitori della riforma – ingloba anche l’«incoraggiamento» allo sport per tutti.

Le federazioni

C’è poi la questione del rapporto Coni-federazioni. Qui la legge delega tiene a sottolineare la «piena autonomia gestionale, amministrativa e contabile delle federazioni rispetto al Coni». Nelle osservazioni Cio viene sottolineata la necessità del legame con gli statuti Coni. Questo è uno dei punti, l’ha detto il sottosegretario Simone Valente, su cui il Governo pensa di aver già risposto: il Coni è comunque l’unico soggetto che può commissariare le federazioni.

Nastri e mandati

Ci sono poi altri due temi. Uno è il comma «i» della legge, in cui si limita l’«articolazione territoriale del Coni a funzioni di rappresentanza istituzionale». Dice il Cio che questa barriera impedisce un ruolo di «sviluppo dello sport e dell’olimpismo». Detto in parole povere: i presidenti dei comitati regionali non possono tagliare solo i nastri. La parola «rappresentanza» sembra in effetti «ideologica». Ma su questo si sta ancora studiando come riempire questa parola. Infine la questione dei mandati degli organi Coni. Il Cio sostiene che la determinazione del numero dovrebbe essere oggetto di una discussione. Oppure consiglia di lasciar perdere.

Valerio Piccioni – La Gazzetta dello Sport (giovedì, 8 agosto 2019)

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