Cinzia Valle racconta… Flavio Canto

Quando studi per diventare interprete – eh già, che ci crediate o no, è una professione – ti insegnano un sacco di cose oltre alle lingue. Ti spiegano come tenere discorsi in pubblico, come strutturarli, come presentarli, come devi stare, ferma in piedi quasi invisibile, senza muoverti (la parte in assoluto più difficile, vi lascio immaginare!). Quello che in quel clima di “attenti-a-tutto” non ti dicono però è che l’interprete può essere anche molto fortunato. Si, perché può stabilire un rapporto privilegiato con la persona che deve interpretare.
È quello che mi è capitato ieri con Flavio Canto. Sarà l’unione delle mie due grandi passioni, lo sport (judo e bjj in particolare) e l’interpretazione, ma quando succede è talmente emozionante che trovo sia un peccato non condividerlo.
Il privilegio più grande, sembrerà banale, è il poter guardare la persona negli occhi. E Flavio Canto ha gli occhi gentili.

Dunque, so che lo state pensando, quindi archiviamo subito questa pratica senza tante cerimonie.. si, è un gran figo! Questo è oggettivo e non servivo certo io per dirlo, Il pubblico femminile mi darà ragione! 😉
Detto questo, la cosa che mi ha colpito di più è proprio il suo modo di fare, che in realtà è un modo di essere. Lui è una persona gentile, che si comporta da tale. Di questi tempi ha quasi dell’incredibile.
Appena salito in tatami, ieri mattina, ha stretto la mano a tutti. Ma proprio tutti, non solo ai tecnici e ai maestri. Dal bambino cintura arancione fino alle cinture nere, judoka e jujiteri, si è preso il tempo di fare questo piccolo ma significativo gesto.
Subito dopo il saluto, Flavio Canto si è presentato. Non mi era mai capitato in questo modo. Tutti sapevamo che cosa ha fatto, ma lui ci ha raccontato chi è. La sua vita tra Rio, l’Inghilterra, la California e i viaggi che lo portavano per 6 mesi all’anno in giro per il mondo, l’opportunità di vedere la sua città con occhi diversi e più oggettivi, Il motivo – non del tutto romantico – per il quale ha iniziato con il judo, le vigilie di Natale passate a portare cibo e vestiti nelle favelas, quel desiderio di fare qualcosa di più, il ragazzo ucciso a soli 16 anni e gli amici che gli posano la maglietta del club prima di chiudere la bara, la consapevolezza che quella era la via da seguire, l’Istituto Reacao (reazione), i 1500 bambini a cui fornisce una via d’uscita, possibile, reale, come Rafaela Silva, campionessa olimpica nel 2016 a 5 minuti da casa, una favela.
E poi la MAGIA, perché ci possono essere tantissimi atleti forti, ma rari sono quelli che sanno creare la MAGIA!
Un’altra cosa che ho osservato è la sua capacità di includere le persone. Con un gesto, uno sguardo, una parola, mai richiesta, ma sempre regalata, tutti siamo stati coinvolti. Molti sono in grado di tenere un seminario, non tutti sono in grado di trasmettere qualcosa oltre al mero gesto tecnico, pochi sanno leggere le situazioni come ho visto fare ieri.
Mi dispiace non avere la possibilità di esserci anche nei prossimi giorni, sia perché la sua didattica e il suo programma didattico sono validissimi (onestamente, cari tecnici, giovani, meno giovani, più o meno esperti, credetemi, c’è tanto da imparare per TUTTI!), sia perché mi sarebbe piaciuto fargli ancora un sacco di domande. Quelle domande che fai solo se il mood è quello giusto e che, forse, solo una spalla come l’interprete può permettersi di fare. Che privilegio!
Ringrazio lo Shidokan2018 e Catalin per questa meravigliosa opportunità e lascio tutti con un augurio:
Keep on working on your skills and find YOUR MAGIC!
Cinzia.

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