Viaggio negli «esports». Il più ricco è un tedesco. Ora serve un ente unico

Fans look on at KeyArena during the International Dota 2 Championships Wednesday, Aug. 9, 2017, in Seattle. Members of the five-person eSport teams each select fantasy-world hero characters and the teams then face off for control of the game world's map. The championship, pitting 16 teams against each other for $24 million in prize money, runs through Saturday. (AP Photo/Elaine Thompson)

Il riconoscimento del Cio fa discutere l’opinione pubblica: i giocatori si considerano atleti però l’Olimpiade è un’utopia
Il Cio apre uno spiraglio al mondo degli esports e il dibattito si spalanca. «A quando la corsa coi sacchi o la briscola?», dicono i detrattori. «Quante discipline olimpiche si praticano quasi da fermi o con poche centinaia di praticanti?», ribattono i fautori. Si tratta di un mondo nuovo, in evoluzione, con luci e ombre. Facciamo chiarezza.
1 Cosa sono gli esports? Cosa li differenzia dai normali videogiochi?
Gli Electronic Sports sono, semplicemente, dei videogiochi praticati a livello competitivo. E per fare questo c’è bisogno che ci sia un software che ti metta in competizione contemporaneamente con altre persone fisiche, non contro un computer. Non ci sono, insomma, gare di Tetris o Candy Crush. Basta pensare a un gioco competitivo come a un pallone: quello è, per tutte e due le squadre.
2 Quali sono i giochi più utilizzati a livello competitivo?
Tanti e diversi, un po’ come le discipline dell’atletica. La parte del leone la fanno le battaglie strategiche in tempo reale, generalmente di ambientazione fantasy: su una mappa ci sono i quartier generali di due squadre, bisogna radere al suolo quella avversaria. League of Legends e Dota 2, il top del genere, hanno distribuito premi in denaro per oltre 34 milioni di euro nell’ultimo anno. Per il resto si tratta di sparatutto in tempo reale (tipo Counter Strike e Call of Duty), giochi di carte (Hearthstone), simulazioni sportive (Fifa, Madden per il football americano) o picchiaduro (Street Fighter). Molti di questi giochi sono free to play, li scarichi e puoi iniziare.
3 Ma ci sono davvero giocatori professionisti? Fanno vita da atleta?
Chiedete a «KuroKy» Kuro Takhasomi, 25enne tedesco che in 5 anni di carriera a Dota 2 ha messo da parte 2,9 milioni di euro. È il Ronaldo dei giochi, ma ovviamente non tutti arrivano a cifre così. Nel 2017 solo in 5 hanno guadagnato, vincendo tornei, soldi a sette cifre. Quanto all’allenamento, spesso è massacrante: un team pro di League of Legends può arrivare a lavorare insieme fino a 50 ore alla settimana. E ci sono anche preparatori atletici che migliorano la resistenza e il mantenimento della concentrazione, oltre a esercizi specifici: i tendini sono spesso sotto stress, gli infortuni capitano...
4 A livello organizzativo, cos’hanno gli altri sport che ai videogames manca?
L’ha detto il Cio stesso: un’organizzazione, una Fifa degli esports. Ci sono tante federazioni e organizzazioni a livello nazionale e internazionale, ne manca una che tenga davvero le redini del movimento. La nota di Losanna attribuisce la ricerca di questo soggetto allo stesso Cio e al Gaisf (l’associazione delle federazioni sportive internazionali) guidata da Patrick Baumann, segretario della federbasket mondiale.
5 Ma la «svolta» del summit Cio si può considerare una strada spianata per lo sbarco degli esports ai Giochi?
Il Cio ha fatto due aperture importanti: gli esports sono «attività sportiva», e ci si allena «con un’intensità paragonabile a quella degli sport tradizionali». Ma Francesco Ricci Bitti, presidente dell’Asoif (l’associazione delle federazioni olimpiche estive), l’unico italiano presente al summit, è prudente: «Su questo ci siamo concentrati di sfuggita. Le perplessità sono tante, si è parlato solo di un gruppo di studio ancora da formare».
6 Parigi 2024 potrebbe essere la prima edizione elettronica dei Giochi?
Sono per il sì gli asiatici (ai loro Giochi è previsto un debutto dimostrativo nel 2018 e con medaglie nel 2022). Ma lo stesso Bach è scettico (pure Malagò è su questa linea). Quanto ai requisiti Cio: un’ampia diffusione geografica c’è, ma il videogioco non rischia di rientrare nella pratica (vietata) «con mezzi motorizzati»? Insomma, la partita è appena cominciata.

GIULIO DI FEO
VALERIO PICCIONI

La Gazzetta dello Sport - Lunedì 30 ottobre 2017

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