Federazioni, che cosa c'è da cambiare

Un po’ di ricambio c’è stato: da settembre lo sport italiano ha 15 nuovi presidenti sulle 41 federazioni andate al voto. In un ambiente storicamente poco incline (eufemismo) a rinnovare i propri gruppi dirigenti, è un successone. Ma i fatti recenti rovesciano la medaglia, e qualche volta pure le urne: un presidente è già saltato (quello del pentathlon moderno), forse per l’impossibilità di rispettare tutte le promesse fatte; la disputa sulle elezioni della canoa sembra perdersi nell’arcipelago della giustizia sportiva e arriva fino al Parlamento con le iniziative di 5 Stelle e Lega; uno statuto (quello della scherma) sarebbe stato cambiato senza rispettare le regole; un altro (quello del badminton) ora attribuisce al presidente «emerito» possibili poteri «di rappresentanza» con il rischio di produrre un numero uno ombra; un presidente (quello dell’Aeroclub, federazione che ha cinque ministeri vigilanti!) è stato condannato penalmente in primo grado (il Coni preme sulla federazione per la sospensione, sollecitata pure da un’interpellanza parlamentare questa volta di 30 deputati del Pd). Senza dimenticare la velenosa sfida delle bocce in cui si è passati dalle accuse di collezione di assunzioni di parenti all’uscente Rizzoli a quelle di fare la stessa cosa con gli amici della sua bocciofila (quando lavorava da segretario paralimpico) all’entrante De Sanctis. Poi c’è una domanda: è vero che un presidente federale fornisce una prestazione retribuita dalla Coni Servizi tradendo la regola della divisione fra presidenti-dilettanti (percepiscono un rimborso annuale di 36 mila euro lordi) e consulenti-professionisti?
Precisiamo: casi molto diversi fra loro. Che non cancellano tanti successi, tecnici e organizzativi, delle persone che lavorano in questo mondo, anche dentro le federazioni citate. Che però impongono una riflessione a tutti, in primis al Coni di Malagò ma anche al Parlamento (quello di oggi e soprattutto quello di domani...) : si può continuare con Statuti e sistemi elettorali che vanno ognuno per conto proprio? E le Federazioni possono essere un giorno «private», per esempio dando spesso al segretario generale un enorme potere in termini di assunzioni, e l’altro «pubbliche», visto che in diversi casi i soldi sono dello Stato? E dove s’è cacciata la legge, peraltro non proprio «tifosa» del ricambio, sul limite dei tre mandati per i presidenti federali? Per finire: siamo sicuri che non sia meglio accettare il principio che dirigenti a cui si chiede un impegno full time, siano pagati senza l’ipocrisia delle diarie? Si può provare a rispondere senza vittimismi e scandalismi?
La riflessione di Valerio Piccioni (La Gazzetta dello Sport di giovedì 30 marzo 2017, p. 23)

I commenti sono chiusi