La maratoneta per caso che si era allenata al bar

Nel mondo delle scommesse li chiamano underdog, sfavoriti. Ma il New York Times ha riconosciuto che l’espressione non “rende giustizia” all’impresa compiuta da Molly Seidel, la 25enne maratoneta di Boston che sbucando dal nulla ha conquistato il secondo posto nei Trials Usa di Atlanta guadagnandosi un posto nella squadra olimpica. Non rende l’idea neanche ricordare che Molly era alla sua prima esperienza sulla distanza e si era qualificata per i Trials quasi controvoglia con l’1h10’27” ottenuto lo scorso dicembre a San Antonio. Valida specialista del cross, con quattro titoli Ncaa alle spalle, Molly fino al primo sabato di marzo a tutto pensava tranne che a fare l’atleta professionista. “Sono semplicemente una runner. Mi sono trovata al posto giusto al momento giusto”, ha ricordato a proposito della fuga di Aliphine Tuliamuk, la vincitrice che la Seidel ha accompagnato fino al traguardo su un percorso tutto di saliscendi.  

Intanto sui giornali Usa campeggiano i titoli sulla “maratoneta per caso” che sarà la più giovane specialista olimpica del Paese dal ’92. Ma il bello è arrivato quando i cronisti si sono addentrati nella sua vita privata.

Molly divide un appartamento con la sorella e per campare fa due lavori: la barista in un coffee shop – dove solo recentemente hanno saputo della sua passione per la corsa a cui si dedica ad orari impensabili – e la babysitter. Ma ancora più sorprendente è il fatto che il suo allenatore Jonathan Green è un coetaneo che era stato suo compagno di squadra e aiuta i genitori di ferramenta affacciato sul percorso della maratona di Boston.

Molly, per di più, non ha nessuna intenzione di mollare il lavoro dietro al banco perché, proprio a detta del suo giovane tecnico, stare in piedi tutto il giorno è il modo migliore pe rinforzare le gambe. Quanto basta per far inorridire gli allenatori classici.

di Fausto Narducci – Sportweek#11

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