Giuffrida d’Italia «Rio non mi basta voglio fare storia»

Otto mesi e 12 giorni dopo. Sembra un’eternità o pochissimo a seconda di quanto si vivono intensamente i propri giorni. Odette Giuffrida li vive a mille. Sarà perché ha le idee chiare sui propri sogni, sarà perché a 22 anni è difficile andare piano. Otto mesi e 12 giorni dopo la sua medaglia d’argento olimpica brilla ancora, insieme alla carica e alla voglia di scendere sul tatami di questa ragazza romana che domani a Varsavia va a caccia, nei 52 kg, della sua prima medaglia europea da solista (due anni fa a Baku ha vinto il bronzo a squadre). «Ricordo tutto con una precisione assoluta - racconta l’atleta dell’Esercito -, ricordo i miei in tribuna, le mie avversarie, la finale. Eppure quando mi definiscono “medaglia d’argento olimpica” mi fa strano, è come se non fossi io, come se non lo avessi ancora realizzato. E comunque per me non è un traguardo ma un punto di partenza. So che posso realizzare il mio sogno».

Che sarebbe?

«In realtà più di uno. Quest’anno punto tutto sul Mondiale (a fine agosto a Budapest, ndr), lo voglio vincere. Ho fatto una promessa a una persona che non c’è più. Poi mi voglio prendere l’emozione dell’oro olimpico a Tokyo. E voglio rimanere nella storia di questo sport. Qualcuno mi dice che già lo sono ma a me non basta. Voglio fare qualcosa di straordinario».

Allora si comincia da questi Europei a cui arriva senza aver praticamente combattuto da agosto. Un stop lungo.

«In parte ci sta. Alla fine di un quadriennio olimpico bisogna ricaricarsi. Io mi sarei rimessa il judogi cinque giorni dopo la fine dela mia gara olimpica ma giustamente mi hanno obbligato a riposarmi. In parte ho avuto parecchi problemi fisici: negli ultimi 4 mesi ho rotto 4 dita in allenamento, poi nella foga di rientrare in condizione più velocemente mi sono stirata il collaterale del ginocchio sinistro e ho avuto due lesioni osteocondrali al gomito. In realtà i tecnici mi hanno dato anche la scelta se gareggiare o meno a questi Europei ma io non vedo l’ora di ricominciare».

Ha anche trovato tempo per una vacanza in solitario in Brasile dopo l’Olimpiade.

«Sì, in Brasile ci sono stata tante volte per gare e stage ma non avevo mai visto niente. Allora sono partita da sola, con il judogi nello zainetto e i contatti delle mie colleghe brasiliane che mi hanno suggerito dove dormire fra Rio e Belo Horizonte. Sono stata anche nella palestra dentro la favela dove è cresciuta Rafaela Silva, l’atleta che ha vinto il primo oro per il Brasile a Rio. Un’esperienza molto bella e particolare».

Domani sarà in gara per puntare a un titolo europeo. Sente la pressione della medaglia olimpica?

«No assolutamente. Ogni gara è una storia a sé. Non vivo le competizioni con questo tipo di ansie. Ci sarà ancora la Kelmendi (la campionessa olimpica, ndr) ma anche tante altre atlete forti nella mia categoria, russe, francesi...».

Ci sono anche le nuove regole. Non ha avuto molte occasioni per provarle.

«Sì e questo effettivamente è uno svantaggio. Ma ho fatto delle simulazioni in palestra con degli arbitri. In teoria dovrebbero favorire il mio tipo di judo. Vedremo».

Valeria Benedetti (La Gazzetta dello Sport, mercoledì 19 aprile 2017)

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